
Cenni Storici
Il convento detto di San Domenico con
l’annessa chiesa, che portava dapprima il
titolo di Sancta Maria iuxta
Anphiteatrum Civitatis Fundanae perché
edificata sulle rovine dell’antico
Anfiteatro, fu donato al Patriarca
S. Domenico dai Benedettini.
Nulla sappiamo di certo sull’epoca della
sua erezione, la quale risale a tempi
antichissimi. Sappiamo però che fu
restaurato dal Conte Ruggiero
dell'Aquila, e poi nel 1466 il Conte
Onorato Caetani II lo riedificò quasi
dalle fondamenta, ampliandolo e
dotandolo di rendite.
In questa chiesa, come si rileva dalla
lapide a destra di chi entra vi è seppellito
il Fondano Giulio Camponesco celebre
guerriero.
Dopo quello di San Domenico di Napoli
il convento di Fondi e il più antico del
Napoletano, ed il Priore godeva del
suffragio nell’elezione del Generale con
onori di provinciale.
Quivi si trattenne parecchio tempo San
Tommaso d’Aquino esercitandovi l’ufficio
di lettore.
Anche il Pontefice Benedetto XIII
l’onorò della sua presenza quando nel
1727 si recò a Benevento per visitare la
sua antica sede Arcivescovile.
La storia dice che il Pontefice partito da
Roma il 26 marzo e uscendo da
Terracina, si fece precedere dal SS.
Sacramento sino al confine.
Qui il cardinale Abbattitiano, Vice Re
di Napoli, accompagnato dal Vescovo
di Fondi Antonio Carrara da Sora,
lo ricevette nella sua carrozza sino a
Fondi, dove la notte riposò nel convento
come religioso di San Domenico.
Vi si fermò ancora al ritorno, come pure
nel primo di aprile del 1729, quando
dovette ripassare per Fondi nel recarsi
una seconda volta a Benevento, per
celebrarvi il III concilio provinciale.
Nell’archivio di S. Pietro si conserva
ancora una supplica ed un rescritto
firmato di propria mano dal lodato
Pontefice.
Nel convento si osservano ancora tre
stanze abitate da S. Tommaso d’Aquino,
una dove dettava lezioni, un’altra dove
egli dormiva, e in cui si celebrava anche
la messa e laterza che era l’oratorio dove
riposò il suo corpo dopo morto.
Nel giardino del convento esisteva fino
al 1835 un albero di aranci con le radici
in su, che la tradizione vuole piantato da
S. Tommaso e che offriva molti frutti.
Poi si disseccò e il tronco fu dalla pietà
dei fedeli conservato sotto l’altare, dove
era il corpo del santo.
L’illustre Prof. Orazio Comes della
scuola di agricoltura di Portici, in una
sua breve dimora in questa Città, studiò
minutamente quel resto del tronco e dopo
serie riflessioni, lo trovò veramente come
la tradizione diceva, piantato con le
radici in su.
Egli spiegò scientificamente il modo di
tale piantagione, anzi soggiunse non essere
nuova la scoperta di questo modo di
piantare.
Ebbe però molto a meravigliarsi
come il Municipio di Fondi non avesse
ancora racchiuso in un’urna di cristallo
quel tronco, per custodirlo gelosamente,
e farlo studiare dai tecnici.
Nel medesimo giardino esiste tuttavia il
piccolo pozzo dove il Santo Dottore
attingeva l’acqua, e che si vuole fosse stato
costruito per sua disposizione.
Quest’angelico Dottore, il 7 marzo del
1274 morì a Fossanova, avvelenato.
Durante la malattia il santo dettò gli
ultimi commenti alla cantica di Salomone,
il cui manoscritto si conserva nella
Biblioteca Nazionale di Napoli, e nel
ricevere il Viatico animato dallo spirito
d’umiltà volle farsi collocare sulle ceneri
sparse sul pavimento.
Il suo corpo ebbe a subire varie
peripezie.
Stette sepolto vario tempo
a Fondi quando il Conte Caetani,
discendente nel ramo materno dei parenti
del Santo, unito col Vescovo di Fondi
Leonardo Ravonio-Tacconio di Piperno
e l’abate del monastero di Fossanova,
vollero liberarlo dalle profanazioni di un
certo prepotente e fazioso signorotto
Pipernese, che si era proposto di venderlo
a Ludovico re di Napoli allo scopo
di far danaro.
La mano destra del santo era già stata
donata alla sorella Teodora Contessa di
San Severino, e dopo qualche tempo fa
data da un parente di costei alla Chiesa
di Santa Maria della Porta in Salerno,
dove era il convento fondato dal
medesimo santo.
Il corpo, per ordine di Urbano V,
nel 1367 fu trasportato a Tolosa di
Francia, nella chiesa dei Padri
Domenicani, e ciò per togliere le gravi
contese tra i monaci di Fossanova e i
frati Domenicani di Fondi.
Il Pontefice ordinò che col corpo fosse
trasportato anche il sacro capo, che si
venerava a Piperno, ma i Pipernesi,
gelosi, sostituirono alla vera testa del
Santo, che tennero nascosta nella loro
chiesa, il teschio di un frate morto in buon
concetto.
Solo nel 1585 fu conosciuto
l’inganno, quando il Priore D. Giovanni
Vicles, rimuovendo alcune pietre nella
chiesa ritrovò a caso quell’insigne reliquia,
che mise subito in venerazione.
Il convento di S. Domenico, ha nel
mezzo un ampio portico quadrato con
ventitre colonne, delle quali venti
ottagonali, e tre tonde di pietra calcarea
sulle quali poggiano gli archi sostenenti la
terrazza.
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