Chiesa di S. Maria in Piazza

Cenni Storici
L’odierna Chiesa di Santa Maria in Piazza, fu fatta costruire a proprie spese da Onorato II Gaetani, Conte di Fondi, il primo d’Aragona. La storica epigrafe collocata alla destra del portale centrale della chiesa, ci tramanda la costruzione del tempio all’anno 1490, data però che rappresenta il termine dei lavori e non la messa della prima pietra, a testimonianza di ciò vi è il pregiato bassorilievo in marmo del 1491, tabernacolo delle specie eucaristiche, la cui posta in opera suppone l’edificio già ultimato alla morte del conte avvenuta il 25 aprile del 1491 e il libro contabile delle spese sostenute per la costruzione della chiesa, anch’esso risalente al 1491.
Nel 1491, l’edificio era già funzionante ma non consacrato, cosa che avvenne il 30 aprile del 1508 per mano del Vescovo Nicola Pellegrino. Tale ritardo è da spiegarsi col fatto che dopo la morte di Onorato II, il suo successore Onorato III, a causa dei molteplici conflitti per il possesso del Contado di Fondi, non ebbe un istante di tregua per disporre la solenne consacrazione del tempio. Nonostante ciò, possiamo dire con certezza, che prima della ricostruzione del tempio ordinata da Onorato II, vi era già una vecchia chiesa, di cui l’atto più antico in nostro possesso ne fa risalire l’esistenza all’anno 1126.

Scalea  e facciata
Scalea e facciata
Il Portale e la lunetta
Il Portale e la lunetta
Pianta e stile
Pianta e stile
Il Tabernacolo
Il Tabernacolo
Madonna del Cielo
Madonna del Cielo
Pala d’Altare
Pala d’Altare
Polittico di Gabriele da Feltre
Polittico di Gabriele da Feltre
La Pietà
La PietàI
La Natività
La Natività
La Madonna del Rosario
La Madonna del Rosario
La Vergine con il bambino tra gli angeli
La Vergine con il bambino tra gli angeli
La Madonna con il bambino tra angeli e santi
La Madonna con il bambino tra angeli e santi
Il Battesimo di Gesù
Il Battesimo di Gesù
Crocifisso con le anime del purgatorio
Crocifisso con le anime del purgatorio

Le Opere
• Scalea e facciata
La chiesa di Santa Maria si distingue nettamente da ogni altro edificio di culto di Fondi, sia per le dimensioni notevoli sia per lo stile in cui è stata realizzata. La posizione sopraelevata, poi, la fa essere unica. Dai suoi piedi, una scalea, larga quanto l'intera facciata e sviluppata in una rampa di nove gradini di basalto culmina col sagrato alto due metri circa, rispetto al piano strada. Con i gradini modanati a toro crea il contrappunto, movimentato ascendente, alla linea schematica della facciata tirata dritta. L'edificio sacro capanniforme variato stende la sua cortina del colore della pietra tagliata, tessuta con file di blocchi diseguali. Questi furono verosimilmente tratti e riutilizzati da costruzioni locali di epoca romana considerati in rovina, come era già stato praticato nel '300 per edificare, tra l'altro, il mastio del castello. In alto, il timpano è evidenziato dalle linee di grigio scuro poco sbalzate, in piperino. A tre quarti della facciata è aperto un grande occhio centrale, con bordo vistoso strombato, in piperino richiamante i contorni di due finestroni simmetrici, ad arco a sesto rialzato, aperti sulle due poderose ali funzionanti da timpani laterali coprenti, all'altezza di circa tre quarti dalla facciata, le due navate minori. In asse con i finestroni, si aprono due portali minori stagliati in rettangoli marmorei, semplici, leggermente modanati e dotati ciascuno di due mensole ornamentali collocate negli angoli interni superiori.

• Portale maggiore e lunetta
La facciata ha un prezioso ed ampio portale centrale marmoreo, vera gemma dell'architettura e della scultura rinascimentale. Sovrastato da una linea di dentelli classici, l'architrave poggia su stipiti vistosi ed è fregiato da bassorilievo raffigurante una teoria di cinque testine di cherubini affacciati tra le alette incrociate sul davanti. Sorreggono quattro ricchi festoni, in composizione artistica di impronta rinascimentale chiarissima.
Negli angoli interni tra l'architrave e gli stipiti sono collocate due mensole coperte di elegante bassorilievo. Altre due mensole, ben modanate, sporgono in cima agli stipiti. A loro volta questi esibiscono il bassorilievo gentile di due candeliere floreali, al di sopra delle quali un fine lavoro di scalpello fa figurare appesi con nastri alle mensole due scudi bucrani, sbalzati, con le insegne dei Caetani d'Aragona. Un arco marmoreo a tutto sesto incornicia la lunetta sull'architrave.
Ne è ospitato un gruppo statuario di pregevole scultura tutto tondo e di proporzioni pressochè naturali: al centro la Madonna in trono e col Bambino seduto a sinistra. La Vergine inclina il capo verso il Figlio, teneramente materna. Sulla predella del trono, in caratteri d'epoca, è inciso: "Ave gratia 1490." Alla destra del trono, ritta in piedi, è santa Caterina d'Alessandria martire, protettrice della casata Caetani d'Aragona, che poggia la mano destra sullo strumento del suo martirio, la ruota; a sinistra il conte di Fondi nonchè logoteta e protonotario del Regno di Napoli nel XV sec. Onorato II Caetani d'Aragona.
È orante devotamente a mani giunte, in ginocchio e a capo scoperto. Vesta la zimarra comitale e ha un collare dorato da cui scende una piccola croce sul petto. Lo stile dell'opera si vuole risenta quello dello scultore toscano Benedetto da Maiano.

• Navate e Transetti
La chiesa ha sei ingressi, di cui tre sono secondari I 20 m circa dell'ampiezza dell'interno sono ripartiti in tre navate, la maggiore e le due laterali con la volta a crociera, sviluppanti due fughe di archi a sesto acuto ribassato di piperino modanato. I lati minori delle navate aperte sul transetto formano un ordine di archi, cui fa riscontro l'ordine di archi gemelli aperti sulle tre absidi. Il transetto non è coperto da cupola. Il suo punto focale liturgico è collocato come sotto un maestoso arco trionfale, visto in prospettiva: lì, dal settembre 1990, risalta la grande Tavola Eucaristica poggiata su due predelle marmoree, ampie, sovrapposte a gradinata. E l'altare ristrutturato secondo le nuove norme liturgiche.
In occasione del restauro dell'intera pavimentazione della chiesa, fatta eseguire in questo 1990 dall’allora parroco don Giulio Peppe, davanti alle predelle e quasi sull'orlo del piano del transetto è stato sistemato un rocchio di colonna nodulosa di epoca romana utilizzato quale ambone per la proclamazione della Parola Divina; a sinistra, è stato fissato un avampozzo marmoreo di età classica, scanalato elegantemente e altrettanto modanato alla base e sull'orlo, utilizzato quale fonte battesimale.
Nel 1507 l'altare maggiore in marmo era stato eretto, come volevano le norme liturgiche del tempo, in asse con l'arcata aperta sull'abside centrale. I due lati minori del transetto ospitano ciascuno una edicola trionfale in piperino. Quella di sinistra, entrando in chiesa, è dedicata al Tabernacolo. A filo di muro, un ciborio del 1491 è in bassorilievo marmoreo policromo. Sulla base è sbalzato uno scudo bucranio araldico dei Caetani d'Aragona, appeso con nastro svolazzante tra due cornucopie ricolme di pomi e di spighe.
Centro della composizione scultorea è il pannello del Tabernacolo, fiancheggiato da due stipiti simili a due del portale centrale della chiesa: raffigura la prospettiva di una stanza con soffitto a cassettoni. Le pareti laterali della stanza sono aperte da due archi prospettici. Nell'immagine di fondo apparente dell'ambiente rinascimentale tipico, la custodia dell'Eucaristia ha la porticina con stipiti ed architrave in perfetto stile, attorniata da quattro arcangeli adoranti, due per lato, è sostenuta da una testina e dalle ali aperte di un cherubino.
La figura del Cristo risorto, aureolato, è in piedi sulla porticina nell'atto di indicare con la sinistra il suo costato nudo e aperto dalla ferita mentre con la destra posa verticale una particola su un calice al suo fianco.
La trabeazione soprastante reca l'epigrafe: "Transubstantiatus cernitur turvelatus".
È culminante una cimasa a volute, nella quale la figura dell'Eterno è benedicente, regge con la sinistra il globo simbolico del mondo ed emana dalla Persona una raggiera stilizzata. Sulla cornice della sommità dell'edicola si legge: "Hic est panis vivus qui de coelo descendit".
La chiave di volta dell'edicola del Tabernacolo si presenta nella forma di una particola rilevata, recante il monogramma "IHS". L'intradosso è ornato da dieci riquadri che alternano i bassorilievi di cinque cherubini e di cinque fioroni. La cornice dell'edicola e gli spazi interni presentano una fuga di palmette. Due teste di cherubini con le ali spiegate completano idealmente tutto un coro angelico intorno alla custodia eucaristica, ora restituita alla sua funzione originaria.
L'edicola di destra ospita il trono mariano.
È caratterizzata dal motivo scultoreo di ricco omaggio floreale, reso con un disegno inclinante al barocco e da due scudi a cartella con armi araldiche L'intradosso è riquadrato con formelle scolpite a corolla. Nella nicchia è la statua lignea dorata barocca scolpita, si vuole, da G. B. Amato: raffigura la Madonna del Cielo, cui è legata, profonda e plurisecolare, la devozione dei fondani. Un ornamento pittorico ricorda l'anno mariano del 1954.
A sinistra dell'edicola c'è la porta della sacrestia ornata di piperino con bassorilievi ornamentali. Le arcate che, in doppio ordine di tre (due maggiori e quattro minori), si aprono su due lati maggiori del transetto, sono in piperino ricorrente in tutta l'estetica del tempio. Stagliate a tutto sesto e modanate, sono impostate su paraste arrotondate e robuste, ornate di capitelli finti, consistenti in bassorilievi di due corone sovrapposte di fiori, motivo scultoreo del non finito peculiare dello stile catalano-campano del Forcimanya.
Le paraste presentano alla base una serie di archetti rialzati ciechi e concatenati a corona. Un'arcata analoga, meno alta, si apre sulla cappellina posta a metà della navata minore di destra. In piperino è anche l'edicola trionfale detta dello Spirito Santo. Formelle a rosoni coprono l'intradosso. Una cornice con bassorilievo corrente a spirale, uguale a quella che orna gli stipiti della porta della sacrestia, fiancheggia la edicola ospitante un polittico firmato da Gabriele da Feltre nel 1568.
Si osservano due scudi araldici del committente Saratto. L’edicola della navata sinistra, dedicata a S. Antonio di Padova, non è originale. Nel passato, dal pavimento dell’Abside si scendeva nella sottostante cripta riservata al clero defunto. L'accesso è chiuso da una lastra marmorea rettangolare, sul cui piano è scolpita in bassorilievo la figura di un sacerdote vestito con i paramenti rituali del XV sec., calice in mano, disteso sul letto di morte e col capo poggiato su un cuscino. Reperti notevoli, conservati anche nell'abside maggiore, sono quattro lastre marmoree che rivestivano il retro dell'altare: ogni lastra reca una di queste quattro parole del salmista: "Peccavi, Domine. Miserere mei". Sulla lastra con la parola"Domine" c'è, a rilievo ben eseguito, lo stemma dei Pellegrini, tre vescovi di Fondi nel XVI sec.

• I quadri
La Chiesa di Santa Maria si avvalse della presenza e dell'opera di molti artisti. Tra gli spazi della luminosa architettura trovarono idonea collocazione numerose opere pittoriche di notevole interesse artistico e religioso. Molte oggi sono inesistenti, trafugate, distrutte o smarrite nell'incalzare degli eventi storici e delle devastazioni perpetrate dalle incursioni saracene, spagnole e francesi. Quelle che restano documentano la dovizia delle testimonianze artistiche. Dall'alto dell'abside, sotto una recente vetrata di modesta fattura raffigurante l'Assunta, domina il presbiterio e l'intera navata centrale una superba pala d'altare attribuita a Pellegrino Pellegrini (1527-1595) ma certamente di Gian Filippo Criscuolo (1495-1584), pittore Gaetano formatosi in Roma alla scuola di Perin del Vaga, dominata dall'influsso di Raffaello.
Di chiara ispirazione raffaellesca, l'immensa tavola dell'Assunta si avvale del taglio compositivo della "Trasfigurazione" e della "Disputa del Sacramento". Nella parte superiore l'Assunta circondata dagli angeli si libra in cielo in un alone di nubi, irradiando fulgore dal volto trasumanato. Nel registro inferiore la "Dormitio Mariae" attorniata dagli apostoli estasiati ed oranti. Il volto, il gesto, l'espressione e l'atteggiamento degli apostoli costituiscono una vera antologia iconografica nella tradizione dei maggiori artisti del Quattrocento e del Cinquecento.
In basso a sinistra un "cartiglio" registra la data "1534" l'anno fatale che vide la distruzione della città ad opera del pirata saraceno Kaireddin Barbarossa. Entrando a destra un polittico di Gabriele da Feltre di pregevole fattura. Nella pala centrale l'eterno Padre accoglie il sacrificio di Cristo in croce, morente sul Calvario. Ai due lati San Giovanni Evangelista e San Giacomo.
Nella lunetta superiore la tenera effusione materna di Maria con il bambino Gesù. A destra San Sebastiano, a sinistra Sant'Onorato Abate, patrono di Fondi, che regge in una mano il castello simbolo della città.
Nella predella inferiore al centro di quattro santi vescovi la data in caratteri romani 1569 e l'epigrafe votiva.
"Il nobile fondano Albino Saratta, a devozione dei santi Giacomo e Giovanni per voto fece fare e dedicare allo Spirito santo". Altre opere notevoli sono due eccezionali oli su tela, "La Pietà" e "La natività" di Giovanni da Gaeta, artista raffinato e sensibile, formatosi in Napoli alla scuola di Leonardo da Besozzo nel contesto della pittura tardo-gotica spagnola. Queste opere trafugate il 26 marzo 1977 recuperate e restaurate per i danni subiti dal vandalico furto sono ora sistemate al posto di sempre.
La "Pietà" mette in evidenza il dolore straziante della Madonna che tiene sulle ginocchia il Cristo esanime deposto dalla croce. Dietro la Vergine, l'enorme croce reca i simboli della passione; due angeli adoranti sembrano consolare Maria e vegliare il Cristo.
La "Natività" è un trittico. La scena centrale in una grotta di archi riproduce la Vergine e San Giuseppe in atto di adorare il Bambino. Nella pala di destra San Michele Arcangelo, a sinistra San Marciano. Nella cimasa superiore centrale tra due angeli il Cristo benedicente con il libro: un chiaro riferimento all'Apocalisse. Nella cimasa a sinistra l'Arcangelo Gabriele che reca l'annuncio a Maria, nella cimasa di destra la Madonna nell'atto di accogliere l'annuncio. Un'interessante tela, di recente restaurata, raffigura la Madonna con il Bambino tra San Giuseppe , Santa Caterina e gli angeli.
Altre opere interessanti sono la tela della Madonna del Rosario di Sebastiano Conca, la Vergine con il Bambino tra gli Angeli, attribuita anche al Conca, una bella tavola, copia autentica di Giulio Romano, rappresentante la Madonna con il Bambino tra Angeli e Santi. Di autori ignoti e di modesta fattura sono la tavola del Battesimo di Gesù e le tele raffiguranti i Santi Leonardo, Lorenzo e Stefano e il Crocifisso con le Anime del Purgatorio.

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